Pubblichiamo la versione integrale dell’Intervista a Don Aniello Manganiello redatta dal nostro Viero Negri, membro del Consiglio Direttivo del Gruppo Giovani di Unindustria Bologna e Coordinatore Editoriale di “Futuro” trimestrale dei Giovani Imprenditori Bolognesi iscritti ad Unindustria Bologna.

CREDENTI O CREDIBILI?
Intervista a Don Aniello Manganiello il prete anticamorra di Scampia

di Viero Negri

Gesù è più forte della camorra è il diario in prima linea dei sedici anni napoletani del padre guanelliano Don Aniello Manganiello – edito da Rizzoli – ma è anche un richiamo forte a chi propone parole nobili come legalità, moralità e non violenza, ma si tiene lontano dalla realtà di Scampia. Ci sono, infatti, due modi di intendere la missione apostolica in un territorio difficile come Scampia. Uno è chinare la testa, non esporsi, parlare solo se interrogati; l’altro è quello di Don Aniello Manganiello: vivere fianco a fianco con gli abitanti del quartiere e condividerne i problemi, spostandosi sempre a piedi perché «in macchina non puoi verificare se il tuo passo è cadenzato su quello dei ragazzi». Il prete ha denunciato piazze di spaccio e ha strappato al “sistema” tantissimi giovani, rifiutandosi di dare la comunione ai camorristi e di battezzare i loro figli. Una presa di posizione che gli è costata le minacce della camorra.
Don Aniello è stato recentemente relatore a Bologna, in una serata organizzata dalla Round Table n°7, abbiamo quindi colto l’occasione per intervistarlo.

Qual è il comportamento migliore per contrastare le mafie?
Dipende dal ruolo che ricopriamo all’interno della società, per un sacerdote parte tutto dalla buona educazione alla buona vita del Vangelo, dando però voce alla gente, rischiando in prima persona per incoraggiare la gente a denunciare ed educare alla legalità. Un imprenditore lo può fare se non è isolato, ma creando un gruppo intorno a sé, come è avvenuto ad Ercolano.

C’è stato un momento in cui hai ritenuto di essere in pericolo di vita?
Sì, in seguito all’intervista a “Le Iene”, sono stato minacciato di morte. Ma la cosa più grave e che da parte delle autorità ecclesiastiche mi sarei aspettato grande solidarietà, anziché un monito che si è presto trasformato in emarginazione: questa è stata la cosa davvero più dolorosa.

So che hai sempre rifiutato la scorta, c’è un motivo particolare?
Ritengo che non ci debbano essere barriere e filtri fra un sacerdote e le persone, il messaggio che deve arrivare deve essere trasparente e diretto.

Nel libro accusi la Chiesa napoletana “di essere molto più sensibile agli equilibri di potere, ai rapporti istituzionali di vertice, alle relazioni diplomatiche con politici spesso compromessi con poteri oscuri che alla vicinanza effettiva con la gente”

Alcuni vescovi rischiano e s’impegnano, altri hanno scelto l’equilibrio fra i poteri, dove alla base è evidente una grande inadeguatezza, proprio per questo ripiegano alla diplomazia, un po’ come Don Abbondio.

Una battuta sulle affermazioni di Celentano al Festival di San Remo in merito alle critiche rivolte ad “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”
La ritengo una grave caduta di stile, proprio perché la libertà di stampa non si tocca. Non tutte le persone di chiesa parlano del Paradiso, ma fanno però molto per il sociale, al fine di migliorare le condizioni di vita delle persone. Se Celentano pensa che basti parlare del Paradiso per ricordare alla gente che dopo la morte li attende, ha un distorto concetto sulla teologia. Anche il Vangelo ci insegna che Gesù è venuto sulla terra per l’uomo, come corpo e come spirito, per liberarci dal peccato, ma rispondendo anche ai bisogni materiali dell’uomo, perché possa vivere una vita dignitosa.

Lo scorso Gennaio il cardinale Bagnasco ha parlato con favore del governo Monti chiamandolo “esecutivo di buona volontà” e affermando che l’attuale “condizione di necessità” è favorevole a realizzare riforme, a perseguire “equità reale” e a combattere l’evasione “che è peccato”, cosa ne pensi?
Quest’anno è il ventesimo anniversario di “manipulite” e, anche a detta d’illustri Magistrati e della Corte dei Conti, siamo messi peggio di allora. E’ fondamentale contrastare la corruzione che è l’altro aspetto della malavita organizzata e qui c’è grande colpa da parte della Pubblica Amministrazione. Ci vorrebbe una reale riforma del sistema giudiziario: chi ha rubato deve restituire fino all’ultimo centesimo. Sono spariti 60 miliardi di euro, fra evasione e corruzione e di questi ne sono stati recuperati solo 75 milioni. Se lo Stato non manda segnali importanti, la gente si sente legittimata a fare altrettanto, specie per i giovani, che vedono questi modelli e questi comportamenti e diventa davvero molto impegnativo far capire loro che il comportamento corretto è quello dell’onestà, della trasparenza e della legalità. La giustizia deve fare il suo corso ed è fondamentale che ci sia la certezza della pena. Lo Stato oggi non è presente nell’abusivismo, incentiva il gioco attraverso le varie forme del lotto, del gratta e vinci e dei giochi on-line. Si tratta di un atteggiamento assolutamente immorale: l’unico obiettivo e quello di fare cassa, spesso e volentieri ad appannaggio della camorra e della mafia, proprio attraverso questi strumenti. Lo Stato deve migliorare la qualità della vita della gente come reale ammortizzatore sociale.

Quale messaggio desideri rivolgere ai giovani imprenditori?
E’ necessario cambiare le cose e per farlo ci vuole la disponibilità a rischiare, a prendere una posizione netta e quindi a rimetterci qualche cosa. Il contrasto indubbiamente ha un costo ma è necessario per diffondere il messaggio di credibilità. Rosario Livatino, magistrato siciliano ucciso dalla mafia
(ed è ora in atto un processo di beatificazione n.d.r.) affermava che quando sarà il nostro momento, in cui ci dovremo presentare al cospetto di Dio, ci verrà chiesto non se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili.